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SOCIALE


Una casa in San Donato: convivenza abitativa protetta rivolta a persone con disabilità grave


Beneficiario: Fondazione Dopo di Noi Bologna onlus

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on il contributo della Fondazione Carisbo nell’ambito del bando Welfare territoriale, la progettualità della Fondazione Dopo di Noi, condivisa con Azienda USL, ASP Città di Bologna e Comune di Bologna, si aggiunge a quella più ampia denominata Abitare fuori casa – Sistema Residenziale Diffuso, già consolidata e rivolta a persone con disabilità di grado lieve o medio.

Il progetto Una casa a San Donato sposta invece la proposta verso persone con disabilità grave, che necessitano di una presenza tutelare in tutto l’arco delle 24 ore, innovando l’orientamento promosso dalla legge n. 112/2016 Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare.

L’obiettivo è realizzare una “convivenza abitativa protetta” nel contesto di un appartamento in un normale condominio dove 5 persone con disabilità grave, prossime ad essere prive del sostegno familiare, possano condurre una convivenza stabile risolvendo in anticipo le problematiche del “dopo di noi”, all’interno di un processo di crescita dell’individuo, preparato e realizzato per tempo, secondo tempistiche analoghe a quelle di un giovane senza disabilità.

La Fondazione Carisbo sostiene la fase più impegnativa e costosa del progetto, ossia le spese di arredo e di parte delle spese di personale per la fase di avvio, sia incentivando la realizzazione di nuove forme di partecipazione economica tra i soggetti coinvolti, in grado di realizzare risposte preventive alle problematiche del “dopo di noi”, sia superando le tradizionali formule di servizio a totale carico dell’ente pubblico e orientate a rispondere solo alle emergenze.

Ulteriore aspetto innovativo del progetto risiede infatti nell’idea che una persona con disabilità non sia un soggetto privo di autodeterminazione, il quale necessita soltanto di assistenza e attività ricreative al pari di un eterno bambino, ma di un cittadino che come tutti ha diritto a veder realizzato un proprio percorso di vita.
Questo approccio, se realizzato, pone un’alternativa concreta e soddisfacente, ma non sostitutiva, al coinvolgimento del genitore, la cui indispensabilità è il cuore stesso del problema del “dopo di noi”.