Persone

Chi ben comincia: prevenire significa anche fare comunità

01/10/2026
CONDIVIDI

Dal 24 settembre al 1° ottobre, 150 progetti in tutta Italia per la Giornata europea delle Fondazioni

Per gli italiani la prevenzione non è più soltanto una questione di screening, visite e cure: significa anche coltivare relazioni, partecipare alla vita della comunità e poter contare su luoghi e occasioni di socialità. Il 73% associa infatti la prevenzione al mantenimento di una vita sociale attiva, mentre oltre sei italiani su dieci vi fanno rientrare anche il sostegno alle persone fragili, gli spazi educativi per i giovani e la partecipazione ad attività culturali, ricreative o di volontariato. A questa consapevolezza, però, corrisponde una realtà molto più fragile: il 48% degli italiani dichiara di aver sentito di non avere persone su cui contare e il 47% di essersi sentito solo, isolato o escluso nell’ultimo anno. Tra i giovani il senso di solitudine e isolamento arriva al 64%. Lo rileva l’indagine “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, realizzata da SWG e presentata oggi.

È proprio su questo divario tra la crescente consapevolezza del valore delle relazioni e la fragilità concreta delle reti sociali che si concentra “Chi ben comincia. La comunità che previene”, la campagna promossa da Acri e Assifero in occasione della quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni, con la mediapartnership di Rai Pubblica Utilità e Rai TGR. Dal 24 settembre al 1° ottobre partecipano oltre 150 progetti in tutta Italia, sostenuti dalle Fondazioni ed enti filantropici e realizzati dalle organizzazioni del Terzo settore, che lavorano ogni giorno per prevenire situazioni di fragilità e promuovere il benessere delle persone e delle comunità. L’elenco completo è sul sito  www.chibencomincia.com.

I 150 progetti rappresentano una piccola parte delle migliaia di iniziative attive in tutta Italia, grazie alle organizzazioni del Terzo settore con il sostegno delle Fondazioni. Esperienze diverse, accomunate dall’obiettivo di intervenire prima che i problemi diventino emergenze e di contrastare isolamento e solitudine tra giovani, anziani e persone in condizioni di fragilità. Ne fanno parte spazi di aggregazione e socialità, sportelli di ascolto e orientamento, attività culturali e sportive inclusive, progetti di contrasto alla solitudine e servizi di sostegno per famiglie, caregiver, giovani e anziani.

L’Indagine SWG

La prevenzione non è più soltanto una questione di screening, visite mediche e cure. Per una larga maggioranza degli italiani, prendersi cura del proprio benessere significa anche avere una vita sociale attiva nella comunità di appartenenza. Nello specifico, il 73% degli italiani associa alla prevenzione il coltivare relazioni sociali e frequentare regolarmente altre persone, mentre il 66% considera prevenzione anche offrire spazi di aggregazione e laboratori educativi extrascolastici per i giovani, il 64% supportare persone in condizioni di fragilità o marginalizzazione e il 61% partecipare ad attività culturali, ricreative o di volontariato.

Questa consapevolezza, però, si scontra con la possibilità concreta di vivere la socialità nella quotidianità. Infatti, un italiano su quattro giudica insoddisfacente il proprio benessere psicofisico, quota che sale al 30% tra le donne. Quasi una persona su due ha inoltre sperimentato nell’ultimo anno una qualche forma di debolezza della propria rete relazionale: il 48% ha sentito di non avere persone su cui poter contare e il 47% si è sentito solo, isolato o escluso. Tra i giovani il fenomeno è ancora più marcato: il senso di solitudine e isolamento raggiunge il 64%. Emerge così un dato particolarmente significativo: proprio i giovani, che più degli altri mostrano di avere interiorizzato un’idea estesa e sociale della prevenzione, sono anche tra i più esposti alla fragilità delle relazioni.

Il principale ostacolo a una vita soddisfacente dal punto di vista sociale è la mancanza di tempo: tra le ragioni che limitano la partecipazione ad attività culturali e ricreative, il 37% indica il poco tempo libero, al primo posto, e il 27% gli orari incompatibili, al secondo posto. Tra i 35-54enni si sale rispettivamente al 44% e 31%. Nel complesso, solo il 7% indica i costi, segnalando che il limite è soprattutto organizzativo.

Il tempo è una componente chiave anche del benessere psicofisico: per il 26% degli italiani, l’equilibrio tra tempo libero e lavoro è tra i fattori che incidono di più sulla salute fisica e mentale, dopo la stabilità economica (33%) e uno stile di vita attivo (28%). Seguono la qualità delle relazioni sociali e dell’ambiente in cui si vive (20%), mentre il 16% indica l’accesso a cure e farmaci.

La socialità, del resto, non viene considerata soltanto un bisogno individuale. Per il 51% degli italiani rappresenta un bene collettivo: se si indeboliscono i legami tra le persone, è l’intera società a diventare più fragile e insicura. Il 39% la considera invece prevalentemente una questione legata al benessere del singolo, quota che sale al 46% per gli over 55.

In questa prospettiva acquistano un valore centrale gli spazi gratuiti in cui incontrarsi, fare sport, partecipare ad attività culturali e costruire relazioni. Se questi luoghi dovessero scomparire, l’83% degli italiani ritiene che i territori ne risentirebbero: con un aumento dell’isolamento e della fragilità, un impoverimento della vita comunitaria o un peggioramento della sicurezza e del degrado urbano.

Garantire questi presidi viene considerato innanzitutto una responsabilità delle Istituzioni locali, indicate dal 63% degli intervistati, seguite dallo Stato con il 29%. Ma accanto al ruolo pubblico emerge anche una responsabilità diffusa della comunità: il 25% indica il privato non profit e di Terzo Settore e le organizzazioni filantropiche; un altro 19% i cittadini stessi.

L’indagine restituisce quindi un’idea di prevenzione che supera i confini della sanità e riguarda la qualità stessa della vita nelle comunità. Prevenire significa anche avere relazioni solide, poter partecipare alla vita sociale e disporre di luoghi accessibili in cui incontrarsi: una rete di protezione che contribuisce al benessere delle persone e, insieme, alla coesione e alla sicurezza dei territori.

L’impegno delle Fondazioni per la comunità

Ogni anno le Fondazioni italiane erogano complessivamente quasi 2 miliardi di euro in diversi ambiti: dal welfare alla cultura, dall’educazione alla ricerca.

L’80% dei fondi è destinato alle organizzazioni del Terzo settore, mentre la parte restante è rivolta prevalentemente agli Enti locali.

Il ruolo delle fondazioni nel sostegno al non profit è stato riconosciuto anche dall’Istat. Nel proprio censimento, l’Istituto ha rilevato che il 64% delle organizzazioni non profit italiane riceve finanziamenti dalle fondazioni di origine bancaria.

La versione integrale dell’indagine si può scaricare al link: www.chibencomincia.com


Notizie