Cultura| Aperture straordinarie, Mostre, Visite guidate
Casa Saraceni
Mostra aperta a Pasqua e Pasquetta con orario continuato, visite guidate il 10, 17 e 24 aprile con il curatore
In occasione delle festività pasquali le sale espositive di Casa Saraceni, sede della Fondazione Carisbo (via Farini 15, Bologna) resteranno aperte al pubblico sia a Pasqua (5 aprile) sia a Pasquetta (6 aprile) con orario continuato 10-18 e ingresso libero. Ulteriori aperture straordinarie della mostra “Futurismo” e “Ritorno all’ordine” nelle Collezioni della Fondazione sono in programma il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno.
Nelle giornate di venerdì 10, 17 e 24 aprile, alle ore 17, il Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione e curatore della mostra, Angelo Mazza, accompagnerà il pubblico in visite guidate alla scoperta dell’ampia selezione di opere della prima metà del Novecento esposte attorno ai temi del “Futurismo” e del “Ritorno all’ordine”: opere di Marinetti, Casarini, Balla, Caviglioni, Baldessari, Ambrosi, Sironi, D’Anna, Bruschetti, Favalli, Delle Site, Tato, Masoero, Mino Rosso, Depero; inoltre, Wildt, Sironi, Martini, De Pisis, De Chirico, Casorati e altri.
Bologna, “la città più antifuturista d’Italia”
Così la definì il fondatore del movimento Filippo Tommaso Marinetti, giunto a Bologna nel 1914 insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Carlo Carrà, Francesco Balilla Pratella, cui si aggregano Morandi, Licini e Pozzati che li seguono all’università. Qui Marinetti illustra il manifesto futurista, condanna “la cultura e la muffa universitaria” e sferra un attacco al “tradizionalismo professorale archeologico pedante e purista che opprime il vigore creativo degli artisti italiani”.
Il Teatro del Corso ospita il 19 gennaio 1914 la prima serata futurista tra polemiche, insulti e violenze. Carlo Carrà ricorda: “Mi lanciarono dal loggione, mentre parlavo, oltre ai consueti ortaggi, un pezzo di schienale di una panca”; e aggiunge: “Immagino che cosa mi sarebbe accaduto se questo proiettile, anziché cadermi a pochi centimetri, mi avesse colpito. Questo frammento, assai consistente e pesante come spranga di ferro, portai a Milano come gradito ricordo della esuberanza emiliana”.
La situazione precipitò poco dopo nel caffè San Pietro in via Indipendenza, luogo di scontro fisico tra sostenitori e avversari di quel movimento che intendeva fare tabula rasa del passato, delle accademie, dell’idealismo filosofico e di ciò che sapeva di tradizione, a partire dai musei e dalle biblioteche, a vantaggio della modernità, delle macchine, del brivido della velocità, del progresso industriale; rinnovamento radicale che interessava ogni forma espressiva, dalle arti figurative alla letteratura, dal teatro al cinema, dalla musica alla grafica, e condizionava la stessa vita sociale, al pari di un movimento politico.
Seguì, due mesi dopo, tra il 20 e il 21 marzo 1914, la leggendaria mostra nei sotterranei dell’Hotel Baglioni che viene contrabbandata come la prima mostra futurista bolognese, quella alla quale parteciparono Giorgio Morandi, Mario Bacchelli, Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Severo Pozzati, benché solo gli ultimi due furono coinvolti effettivamente nel movimento; artisti della nuova generazione, se si riflette che il maggiore, Giorgio Morandi, era allora ventiquattrenne.
Eppure Bologna non fu insensibile al futurismo. Prima ancora della pubblicazione sul giornale parigino Le Figarò del 20 febbraio 1909, cui solitamente si fa riferire la prima apparizione del manifesto futurista, questo fu stampato sul quotidiano bolognese Gazzetta dell’Emilia uscito un paio di settimane prima, il 5 febbraio.
Tra i futuristi della primissima ora va ricordato Athos Casarini che nel 1909 emigrò da Bologna a New York dove fece conoscere, con l’amico Joseph Stella, quel movimento autenticamente italiano sotto ogni aspetto. Era nato a Bologna Guglielmo Sansoni, in arte Tato, pittore fotografo scenografo e regista, che dal 1918 si avvicinò al futurismo e fu tra i protagonisti dell’Aeropittura. Esponente di spicco del movimento fu inoltre Angelo Caviglioni che nel 1913 incontrò Marinetti a Londra e per tutta la vita rimase tenacemente legato al futurismo. Di questi la Fondazione Carisbo possiede oltre cento opere distribuite nel suo intero arco produttivo.
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