Il 26 febbraio a Casa Saraceni la presentazione dei sei volumi della collana “Futurismo emiliano e romagnolo”

Nell’ambito della mostra “Futurismo” e “Ritorno all’ordine” nelle Collezioni della Fondazione Carisbo, giovedì 26 febbraio alle ore 16 presso la Sala Assemblee di Casa Saraceni (via Farini 15, ingresso libero), Fondazione Carisbo ed Edizioni Pendragon presentano i sei volumi della collana Futurismo emiliano e romagnolo, iniziativa editoriale sostenuta dalla Fondazione nel 2014 e realizzatasi negli anni successivi con la pubblicazione dei titoli previsti.

Intervengono: Antonio Bagnoli, Edizioni Pendragon, Enrico Bittoto, Direttore della collana, e Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione che, al termine della presentazione, accompagnerà il pubblico in visita guidata alla mostra con opere della prima metà del Novecento, provenienti dalle Collezioni della Fondazione, attorno ai temi del “Futurismo” e del “Ritorno all’ordine”.   

L’Emilia-Romagna e il Futurismo: una geografia dell’avanguardia in Emilia-Romagna

La regione Emilia-Romagna occupa un posto peculiare nella storia del Futurismo italiano. Pur non essendo culla originaria del movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti, si configura come uno dei laboratori più dinamici di ricezione, rielaborazione e diffusione delle poetiche d’avanguardia. Tra gli anni Dieci e Trenta del Novecento, città come Bologna, Ferrara e molti altri centri minori diventano nodi culturali in cui letteratura, arti visive, grafica e comunicazione dialogano con le istanze di modernità, velocità e innovazione linguistica tipiche del movimento.

Il Futurismo emiliano-romagnolo non si presenta come fenomeno monolitico, ma come costellazione di esperienze che riflettono la tensione tra avanguardia e tradizione, tra slancio sperimentale e specificità locali. In questo quadro, la regione emerge come spazio di contaminazione culturale, dove le “parole in libertà”, la destrutturazione sintattica e la centralità della dimensione urbana si intrecciano con una storica densità intellettuale. Rileggere oggi il Futurismo in Emilia-Romagna significa riconoscere il contributo di un territorio che, pur ai margini delle narrazioni canoniche, ha partecipato attivamente alla ridefinizione dei codici artistici e letterari del Novecento, lasciando un’eredità visibile nelle pratiche della comunicazione visiva, nella poesia sperimentale e nelle culture del progetto.

La collana

Diretta da Enrico Bittoto, studioso del Futurismo, ha proposto sei titoli, disponibili nelle principali librerie e negli store internet:

  • Provincia tecnologica. Alfonso Bossetti e la poesia futurista dei tecnicismi
    Il volume ricostruisce la figura di Alfonso Bossetti (1906-1988), poeta e intellettuale modenese legato al Futurismo tardo-autarchico e autore di una “poesia dei tecnicismi” che unisce culto della macchina e tensione spirituale. L’opera si apre con una premessa storica di Enrico Bittoto che inquadra la nascita della poesia dei tecnicismi come evoluzione delle “parole in libertà” marinettiane, espressione della modernità industriale e della propaganda fascista. Seguono una biografia curata da Andrea e Rosaluna Capucci, basata sull’archivio di famiglia, che ripercorre la vita di Bossetti tra Modena e Fanano, la corrispondenza con Marinetti e l’attività di poeta, prosatore e sceneggiatore. Al termine, quattro testi inediti di Bossetti.
  • Il futurismo politico di Attilio Crepas
    Il volume ricostruisce la biografia di Attilio Crepas e presenta ai lettori un’ampia silloge delle sue composizioni futuriste.
  • Futurtecnica. Canti, suoni, armi, e… motori nella poesia di Primo Brugnoli  
    Nel volume viene riproposto il lavoro più caratteristico di Primo Brugnoli, “Canti d’armi e motori”, riprodotto in anastatica e corredato da un commento critico che contestualizza il Brugnoli al pari di altri coevi colleghi scrittori i quali, pur senza conoscersi, trattarono nei medesimi anni tematiche molto più che affini.
  • Cineprese futuriste. Atti del Convegno internazionale nei cento anni del Manifesto della cinematografia futurista
    Trascorsi cento anni dal manifesto La cinematografia futurista, il volume offre ai lettori la possibilità di conoscere quanto questo movimento – ancora studiato come nessun altro del Novecento – abbia prodotto nell’ambito della “settima arte”. I saggi raccolti, infatti, tracciano la storia del rapporto tra il Futurismo e il cinema, rapporto che fu, sì, molto travagliato, ma anche fecondo. Perché se è vero che il teatro offriva ai futuristi quel palcoscenico naturale per le loro performance dissacranti e provocatorie, il cinema poteva offrire quella “riproducibilità tecnica” che all’inizio del Novecento significava progresso, quel progresso che tanto affascinava Marinetti e i suoi seguaci.
  • La vita tumultuosa di Antonio Foschini
    Il volume ricostruisce la vita e le opere di un autore importante che vinse il Premio Viareggio nel 1932 ma oggi completamente dimenticato. Un autore nato nell’ambiente futurista, insofferente, irregolare, che pur avendo una vita “tumultuosa” ha lasciato opere che ancora oggi destano interesse.
  • La felicità al 101° piano
    Si tratta di una commedia futurista scritta nel 1928 da Giuseppe Fabbri, arrivata inedita fino ad oggi. Trova una sua collocazione in quella vena narrativa tipica del periodo (che si protrarrà per tutti i successivi anni Trenta del Novecento) che, prendendo le mosse dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti (Il gabinetto del dottor Caligari, Il dottor Mabuse, ecc.), si diletta a ritrarre figure di dottori folli o, quantomeno, singolari, immergendosi in un’estetica clinico-psicologico-farsesca che potremmo scherzosamente chiamare “commedia sanitaria”. Il volume è completato da scritti che ricostruiscono la vita, la bibliografia e le opere dell’autore – anche attraverso ampi stralci della sua interessante corrispondenza – fornendo materiali preziosi per un approfondimento del movimento futurista emiliano-romagnolo.

Dal 27 marzo a Palazzo Fava la mostra “Banksy Archive 01 – The School of Bristol 1983-2005”

Fondazione Carisbo e Opera Laboratori, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, presentano con la mostra Banksy Archive 01 – The School of Bristol 1983-2005, in apertura a Palazzo Fava dal 27 marzo 2026, un’approfondita ricostruzione delle origini e dello sviluppo dell’immaginario di Banksy, inserendolo nel contesto culturale e artistico in cui si è formato.

La Presidente della Fondazione Carisbo, Patrizia Pasini, l’Amministratore Unico di Genus Bononiae, Renzo Servadei, e il Presidente e Amministratore delegato di Opera Laboratori, Beppe Costa, commentano: «Siamo lieti di annunciare il ritorno all’arte contemporanea, dopo le mostre dedicate ad Ai Weiwei e Louise Nevelson, con un importante progetto dedicato a Banksy e alla street art, ulteriore tassello nel percorso di apertura e dialogo tra i maestri del passato e le espressioni più significative della contemporaneità, confermando Palazzo Fava quale spazio vocato a mostre di ampio respiro, capaci di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità differenti.»

Articolato in trentadue sezioni, il progetto espositivo ricostruisce e inquadra l’opera di Banksy all’interno del suo specifico contesto generativo, evidenziando il ruolo della cosiddetta “Scuola di Bristol”: un nucleo di artisti e protagonisti della scena locale – tra cui Robert Del Naja, Tom “Inkie” Bingle, Felix “Flx” Braun, Kyron “Soker” Thomas e Nick Walker – che hanno contribuito a definire il linguaggio e l’ambiente creativo da cui sono scaturite opere iconiche come Balloon Girl e Flower Thrower.

Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, la mostra presenta oltre trecento tra opere, documenti originali e materiali d’archivio. Le sezioni sono affidate ad artisti e figure culturali che hanno condiviso con Banksy esperienze formative e progettuali nella Bristol degli anni Novanta.

La curatela scientifica e il catalogo edito da Sillabe sono a cura di Giovanni Argan, con la supervisione di un comitato scientifico internazionale composto da studiosi tra i più autorevoli nel campo degli studi su Banksy.

A Casa Saraceni la mostra “Futurismo” e “Ritorno all’ordine” nelle Collezioni della Fondazione

Apre al pubblico giovedì 22 gennaio alle ore 15, nelle sale espositive di Casa Saraceni, sede della Fondazione Carisbo (via Farini 15, Bologna), la mostra che nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e ART CITY White Night, in occasione di Arte Fiera, raccoglie un’ampia selezione di opere della prima metà del Novecento provenienti dalle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, attorno ai temi del “Futurismo” e del “Ritorno all’ordine”. Vengono esposte opere di: Marinetti, Casarini, Balla, Caviglioni, Baldessari, Ambrosi, Sironi, D’Anna, Bruschetti, Favalli, Delle Site, Tato, Masoero, Mino Rosso, Depero; inoltre, Wildt, Sironi, Martini, De Pisis, De Chirico, Casorati e altri.

La mostra

Un folto nucleo di opere documenta, nelle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, il movimento culturale peculiarmente italiano del “Futurismo”, che tocca non solo le arti figurative nelle diverse espressioni (dalla pittura alla scultura, dall’architettura alla grafica), ma anche la letteratura, la musica, la fotografia e la cinematografia. Fondatore del movimento fu il poeta Filippo Tommaso Marinetti che ne espose il manifesto nel 1909. Alle spalle sono i rivolgimenti sociali di quegli anni: i mutamenti politici, i venti di guerra, le scoperte tecnologiche, le nuove forme di comunicazione senza fili (il telegrafo, la radio), le conquiste della locomozione (treni, automobili, aeroplani), l’ebbrezza di una velocità fino allora fantasticata dai poeti, il superamento delle distanze e la nuova concezione del tempo e dello spazio.

Tra i giornali che nel 1909 stamparono il Manifesto futurista di Marinetti fu anche la “Gazzetta dell’Emilia” di Bologna. L’anno successivo, a Milano, esponenti di primo piano del movimento quali Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla e Gino Severini firmarono il Manifesto dei pittori futuristi. Dal punto di vista artistico il Futurismo ebbe un ruolo innovativo decisivo. L’attenzione al movimento, alla simultaneità e alla scomposizione della realtà influenzò profondamente pittura, letteratura, musica.

Tra gli artisti rappresentati nelle Collezioni della Fondazione compaiono, oltre a Marinetti, Giacomo Balla con un bozzetto per francobollo, Umberto Boccioni con l’Autoritratto a penna; inoltre Roberto Marcello Baldessari, Alessandro Bruschetti, Mino Rosso, Fortunato Depero e altri. Folto il nucleo delle opere di aeropittura, dovute ad Alfredo Gauro Ambrosi, Mario Sironi, Giulio d’Anna, Mino Delle Site, Tato (Guglielmo Sansoni) e soprattutto al bolognese Angelo Caviglioni, strenuo futurista fino all’anacronismo, del quale le Collezioni della Fondazione possiedono, grazie a donazioni, oltre cento opere.

Per “Ritorno all’ordine” si intende quel movimento artistico che, dopo la Prima Guerra Mondiale, reagisce alle sperimentazioni delle Avanguardie e sostiene l’esigenza del rientro nell’alveo della tradizione. Alla ricerca di nuove forme espressive che erano state proposte dal Cubismo e al rifiuto del passato proclamato dal “Futurismo” subentra progressivamente l’esigenza di una stabilità rassicurante che trovi fondamento nei canoni dell’arte antica. La rivista “Valori plastici” fondata da Mario Broglio, pubblicata tra il 1918 e il 1921, sostiene quella tendenza e riunisce critici d’arte e artisti quali Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Alberto Savinio.

Nelle Collezioni della Fondazione sono rappresentative della varietà degli esiti del nuovo “ordine” opere quali La Madre, rilievo in marmo di Adolfo Wildt, l’emblematica Famiglia di lavoratori di Mario Sironi, il Torso di giovinetto in bronzo di Arturo Martini (autentici capolavori dell’artista trevigiano sono Dedalo e Icaro e Opere assistenziali. Carità, monumentali sculture in marmo esposte nelle vetrine di Casa Saraceni che affacciano sul portico di via Farini), l’ammirevole Ritratto di fanciulla, busto in ceramica di ascendenze rinascimentali di Lucio Fontana, Il piede romano, omaggio all’antichità di Filippo De Pisis, Gentiluomo in villeggiatura di Giorgio De Chirico, la commovente Donna vicino al tavolo di Felice Casorati, La trebbiatura di Galileo Chini, cartone preparatorio per le pitture murali della Casa del Contadino a Bologna, ora sede della CGIL, e altre opere ancora.

Sede
Casa Saraceni (via Farini, 15 – Bologna)

Inaugurazione
22 gennaio 2026 ore 15

Periodo di apertura
22 gennaio – 26 luglio 2026

Orari di apertura
Martedì-venerdì ore 15-18
Sabato e domenica ore 10-18
Festivi (Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno) ore 10-18
Lunedì chiuso

Aperture straordinarie in occasione di ART CITY Bologna 2026

  • giovedì 5 febbraio ore 15-18
  • venerdì 6 febbraio ore 10-19
  • sabato 7 febbraio ART CITY White Night ore 10-23
  • domenica 8 febbraio ore 10-19

Ingresso libero

A Casa Saraceni la mostra “Statuette. Presepi storici della tradizione bolognese”

La mostra

In occasione delle festività natalizie viene esposta a Casa Saraceni la raccolta di statuette da presepio dei secoli XVIII-XIX che la Fondazione Carisbo ha acquisito, nel 2007, sul mercato antiquario scongiurandone lo smembramento e la dispersione.

Le statuette provengono da collezioni storiche bolognesi, in particolare da quelle della famiglia Baiesi e della famiglia Zacchia-Rondinini. Appartenevano a diversi presepi, come indicano la varietà delle dimensioni, le differenti tecniche esecutive e l’oscillante profilo qualitativo.

Agli inizi del Novecento furono oggetto di interventi critici di Francesco Malaguzzi Valeri. Alcune parteciparono alla celebre mostra sul Settecento bolognese curata nel 1935 da Guido Zucchini e da Roberto Longhi. Realizzate in terracotta da artisti bolognesi tra Settecento e Ottocento, sono rivestite da vivace, brillante policromia. Si sa che a questo genere di produzione, apparentemente minore, si applicarono anche scultori e plasticatori importanti, quali Giuseppe Maria Mazza, Angelo Piò e il figlio Domenico, Filippo Scandellari e Giacomo De Maria. A quest’ultimo, allievo di Antonio Canova a Roma, spetta la figura della Madonna posta di profilo che attira a sé il Bambino benedicente avvolgendolo circolarmente con le braccia.

Tra le caratteristiche presenze popolari che popolano la raccolta della Fondazione – pastori, artigiani, contadini, massaie, angeli e zampognari, ma anche animali da cortile e bestie da soma – sono riconoscibili figure peculiari della tradizione bolognese, come il “dormiglione”. L’esposizione temporanea delle statuette rimette straordinariamente in circolo un genere artistico nel quale si combinano brillantezze cromatiche, esotismi orientali ed eleganze settecentesche. Vi trovano rappresentazione i mestieri scomparsi dell’antico mondo contadino e pastorale, portati alla ribalta con inesauribile fantasia.

Sede

Casa Saraceni
via Farini, 15 – Bologna

Periodo di apertura

Da giovedì 11 dicembre 2025 a domenica 11 gennaio 2026

Orari di apertura

Martedì – venerdì ore 15-18
Sabato e domenica, festivi e prefestivi ore 10-18
Lunedì chiuso

Aperture straordinarie per le festività natalizie

  • 24, 25, 26 e 31 dicembre ore 10-18
  • 1 e 6 gennaio ore 10-18

Ingresso libero

A Palazzo Fava la mostra “Michelangelo e Bologna”

La mostra

Dal 14 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 Palazzo Fava ospita Michelangelo e Bologna, una grande mostra che celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna con il sostegno di Intesa Sanpaolo, e prodotta da Opera Laboratori nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, è curata da Cristina Acidini, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti e dell’Accademia delle Arti del Disegno, e Alessandro Cecchi, Direttore della Fondazione Casa Buonarroti.

Il percorso offre uno sguardo inedito sul rapporto tra Michelangelo e la città felsinea, con un’attenzione particolare ai soggiorni che segnarono la sua formazione e la sua carriera. Si parte da Firenze, con opere giovanili come la Madonna della Scala e preziosi disegni, per arrivare al 1494, quando il giovane scultore, rifugiatosi a Bologna dopo la cacciata dei Medici, riceve la commissione per l’Arca di San Domenico. Le statue di San Procolo, San Petronio e dell’Angelo reggicandelabro testimoniano la sua maturità precoce e l’impatto della scultura emiliana sul suo stile.

La mostra ricostruisce anche la Bologna dei Bentivoglio, vivace centro culturale tra Quattro e Cinquecento, e dedica un focus al secondo soggiorno dell’artista (1506-1508), quando Michelangelo fu chiamato da papa Giulio II a realizzare la colossale statua bronzea del pontefice per San Petronio, oggi perduta. Lettere, documenti e un disegno originale per la tomba di Giulio II completano il racconto. In esposizione anche opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, per delineare il fertile contesto artistico dell’epoca.

Un ricco programma di attività didattiche e due speciali “Affreschi musicali” – concerti organizzati in collaborazione con la Fondazione Musica Insieme – accompagneranno il progetto, che vuole restituire un inedito Michelangelo “poetico” e il suo dialogo con Bologna, crocevia fondamentale del Rinascimento.

Sede

Palazzo Fava
via Manzoni, 2 – Bologna

Periodo di apertura

14 novembre 2025 – 15 febbraio 2026

Orari di apertura

Martedì-domenica, 10.00-19.00. Chiuso lunedì

Aperture straordinarie per le festività natalizie

  • 24 e 31 dicembre ore 10.00-17.00
  • 25 e 26 dicembre ore 10.00-19.00
  • 1, 5 e 6 gennaio ore 10.00-19.00

Apertura straordinaria in occasione di ART CITY Bologna 2026

  • sabato 7 febbraio ART CITY White Night ore 10-24, con biglietto ridotto dalle ore 19 e visita guidata alle ore 21

Catalogo

Sillabe

Informazioni e prenotazioni

www.genusbononiae.it | prenotazioni@operalaboratori.com | T. 055 2989818

Biglietti

  • Intero € 14
  • Ridotto € 10
    Bambini dai 6 agli 11 anni; Ragazzi dai 12 ai 18 anni; Studenti universitari fino a 26 anni muniti di tesserino; 75 anni compiuti (con documento); Possessori biglietto altra sede Genus Bononiae; Possessori Bologna Welcome Card; Possessori Card Cultura; Possessori biglietto mostra Bartolomeo Cesi Museo Medievale; Possessori biglietto Casa Buonarroti; Forze dell’Ordine; Giornalisti con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); Abbonati annuali e dipendenti Tper; Iscritti al FAI; Soci Re-Use with Love; Gruppi (min 10 max 25 persone con prenotazione obbligatoria); Accompagnatore per visitatore con disabilità.
  • Ridotto speciale universitari € 7
    Studenti universitari fino a 26 anni muniti di tesserino solo il martedì
  • Ridotto speciale scuole € 5
    Scuole e gruppi scolastici con prenotazione obbligatoria
  • Omaggio
    Bambini fino ai 5 anni; Visitatore con disabilità; Possessori di coupon di invito; Guida turistica con tesserino; Giornalisti con tesserino (professionisti, praticanti, pubblicisti) previa richiesta di accredito a stampa.comunicazione@genusbononiae.it; Accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); Insegnanti in visita con studenti (2 ogni gruppo); Soci ICOM
  • Diritti di prenotazione e prevendita: tariffe gruppi e singoli € 1 per persona

Audioguida

Con il biglietto d’ingresso viene consegnata una card che permette di scaricare sul proprio smartphone l’audioguida, dedicata a Palazzo Fava e ai suoi affreschi, disponibile in 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo e francese). Si consiglia di portare con sé le proprie cuffiette.

A Palazzo Fava dal 14 novembre la mostra “Michelangelo e Bologna”

La mostra

Dal 14 novembre 2025 al 15 febbraio 2026 Palazzo Fava ospita Michelangelo e Bologna, una grande mostra che celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti. L’esposizione, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, e prodotta da Opera Laboratori, è curata da Cristina Acidini, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti e dell’Accademia delle Arti del Disegno, e Alessandro Cecchi, Direttore della Fondazione Casa Buonarroti.

Il percorso offre uno sguardo inedito sul rapporto tra Michelangelo e la città felsinea, con un’attenzione particolare ai soggiorni che segnarono la sua formazione e la sua carriera. Si parte da Firenze, con opere giovanili come la Madonna della Scala e preziosi disegni, per arrivare al 1494, quando il giovane scultore, rifugiatosi a Bologna dopo la cacciata dei Medici, riceve la commissione per l’Arca di San Domenico. Le statue di San Procolo, San Petronio e dell’Angelo reggicandelabro testimoniano la sua maturità precoce e l’impatto della scultura emiliana sul suo stile.

La mostra ricostruisce anche la Bologna dei Bentivoglio, vivace centro culturale tra Quattro e Cinquecento, e dedica un focus al secondo soggiorno dell’artista (1506-1508), quando Michelangelo fu chiamato da papa Giulio II a realizzare la colossale statua bronzea del pontefice per San Petronio, oggi perduta. Lettere, documenti e un disegno originale per la tomba di Giulio II completano il racconto. In esposizione anche opere di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini, per delineare il fertile contesto artistico dell’epoca.

Un programma di attività didattiche e due speciali “Affreschi musicali” – concerti organizzati in collaborazione con la Fondazione Musica Insieme – accompagneranno il progetto, che vuole restituire un inedito Michelangelo “poetico” e il suo dialogo con Bologna, crocevia fondamentale del Rinascimento.

Sede

Palazzo Fava
via Manzoni, 2 – Bologna

Periodo di apertura

14 novembre 2025 – 15 febbraio 2026

A Casa Saraceni la mostra PER LA “STORIA DI BOLOGNA”. Donazioni e acquisizioni d’arte (2017-2025)

La mostra

Viene esposta un’ampia selezione delle opere d’arte che hanno incrementato il patrimonio artistico della Fondazione dal 2017 ad oggi, frutto di donazioni da parte di privati cittadini e di acquisizioni. Si tratta di dipinti, sculture, disegni e incisioni che integrano le raccolte cui la Cassa di Risparmio in Bologna ha dato vita nell’arco di un secolo, poi passate alla Fondazione.

Delle acquisizioni fanno parte una tavoletta con il Matrimonio mistico di santa Caterina d’Alessandria del bolognese Biagio Pupini, esemplata su modelli raffaelleschi, e una tela con Suonatrice di liuto di Antonio Beccadelli, attivo nella seconda metà del Settecento; inoltre una raccolta di 178 bozzetti teatrali dello scenografo bolognese Giuseppe Badiali risalenti al quarto-quinto decennio dell’Ottocento.

Le donazioni sono prevalentemente costituite da opere del Novecento: tra queste 24 dipinti e oltre 50 incisioni di Francesco Giuliari, 70 opere di Ugo Guidi, 20 dipinti di Maria Petroni e circa 40 opere di Bruno Pulga, già oggetto di esposizioni personali.

PER LA “STORIA DI BOLOGNA”. Donazioni e acquisizioni d’arte della Fondazione Carisbo (2017-2025)

A cura di Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione

Sede
Casa Saraceni (via Farini, 15 – Bologna)

Inaugurazione
19 settembre 2025 ore 15

Periodo di apertura
19 settembre – 30 novembre 2025

Orari di apertura
Martedì-venerdì ore 15-18
Sabato e domenica ore 10-18
Festivi (1 novembre) ore 10-18
Lunedì chiuso

Ingresso libero

Aperture straordinarie in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (27-28 settembre), in coordinamento con il Settore Musei Civici del Comune di Bologna e la Città metropolitana di Bologna:

  • sabato 27 settembre ore 10-23
  • domenica 28 settembre ore 10-19

Aperture straordinarie con visite guidate in occasione del Festival è cultura! (11-18 ottobre)

Per la terza edizione di è cultura!, il festival diffuso promosso da ABI (Associazione Bancaria Italiana) e da Acri (Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio), il Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, Angelo Mazza, accompagnerà il pubblico in visita guidata alla mostra e nei diversi ambienti di Palazzo Saraceni, sede della Fondazione, illustrando le decorazioni murali e le più importanti opere d’arte alle pareti.

  • sabato 11 ottobre e sabato 18 ottobre, apertura ore 10-19, con visita guidata alla mostra alle ore 10.30 (senza prenotazione)
  • sabato 11 ottobre e sabato 18 ottobre, apertura mostra ore 10-19, con visita guidata visita al palazzo alle ore 16 (senza prenotazione).

Catalogo digitale
Edito da Sillabe

Aperture straordinarie della mostra PER LA “STORIA DI BOLOGNA” durante le Giornate Europee del Patrimonio

Anche la Fondazione insieme a numerosi musei, spazi espositivi e luoghi della cultura di Bologna e area metropolitana aderisce sabato 27 e domenica 28 settembre alle Giornate Europee del Patrimonio 2025, dopo la prima positiva sperimentazione avviata nel 2023, con una progettualità e una comunicazione condivise.

L’attività è realizzata con il coordinamento del Settore Musei Civici del Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna, in un’ottica di rafforzamento del sistema museale metropolitano e di integrazione tra le sue diverse articolazioni.

“Architetture: l’arte di costruire” è il tema italiano scelto per l’edizione 2025 della più estesa e partecipata manifestazione culturale in Europa, che dal 1999 viene organizzata congiuntamente dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione europea per celebrare la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale europeo, promuovendo al contempo il dialogo, l’inclusione e la cooperazione transfrontaliera.

Nell’occasione sarà aperta al pubblico in via straordinaria la mostra PER LA “STORIA DI BOLOGNA”. Donazioni e acquisizioni d’arte della Fondazione Carisbo (2017-2025) che espone un’ampia selezione delle opere d’arte che hanno incrementato il patrimonio artistico della Fondazione dal 2017 ad oggi, frutto di donazioni da parte di privati cittadini e di acquisizioni sul mercato antiquario. Si tratta di dipinti, sculture, disegni e incisioni che integrano le raccolte cui la Cassa di Risparmio in Bologna ha dato vita nell’arco di un secolo, poi passate alla Fondazione:

  • sabato 27 settembre ore 10-23 apertura straordinaria (ingresso libero)
  • domenica 28 settembre ore 10-19 apertura straordinaria (ingresso libero)

Il programma completo con tutte le sedi e istituzioni aderenti alle Giornate Europee del Patrimonio è consultabile sul sito della Città metropolitana di Bologna.

A Casa Saraceni per Opentour 2025 la mostra “Antropocentrie”

Opentour 2025 – Good Art Bad Character

Dal 24 al 29 giugno 2025, l’Accademia di Belle Arti di Bologna presenta l’undicesima edizione di OPENTOUR, l’annuale appuntamento diffuso in tutta la città con i giovani talenti dell’arte, articolato in due principali sezioni.

Martedì 24 giugno dalle ore 10 alle 18.30 si aprono le porte della storica istituzione bolognese con Openshow, un ampio e poliedrico percorso espositivo con opere di oltre 500 studentesse e studenti dei Dipartimenti di Arti Visive e di Progettazione e arti applicate, e visite guidate a cura del Dipartimento di Comunicazione e didattica dell’arte.

Openshow 
Accademia di Belle Arti di Bologna | via Belle Arti 54, Bologna
24-25 giugno e dal 30 giugno al 5 luglio, lunedì-venerdì h 10-18.30; sabato h 10-13.30
aperture straordinarie: 26 giugno h 10-23; 27 giugno h 10-20; 28 giugno h 10-24; 29 giugno h 10-13.30

Giovedì 26 giugno dalle ore 15 alle 23 contemporaneamente in 29 tra gallerie e spazi privati, inaugura la rassegna Giovani talenti in galleria, a cura di Carmen Lorenzetti e Giuseppe Lufrano, organizzata dall’Accademia di Belle Arti con la collaborazione dell’Associazione Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Confcommercio Ascom Bologna, con protagoniste assolute le opere di studentesse e studenti dei Bienni e dell’ultimo anno dei Trienni.

Giovani talenti in galleria
Evento diffuso nella città di Bologna
opening: 26 giugno, ore 15- 23; 27 e 28 giugno, ore 10-13; 15-19
Dal 30 giugno, con data di termine e orari secondo le disponibilità di ogni spazio espositivo

Sabato 28 giugno dalle ore 20 a mezzanotte, l’Accademia di Belle Arti di Bologna ospita la serata conclusiva di OPENTOUR dal titolo OPENPARTY.

OPENTOUR fa parte di Bologna Estate 2025, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

Art Up 2025 di Fondazione Zucchelli

Venerdì 27 giugno 2025 alle ore 18, all’interno della Corte del Terribilia, l’Accademia di Belle Arti di Bologna ospiterà Art Up 2025, il riconoscimento ideato nel 2018 da Fondazione Zucchelli per promuovere i giovani talenti dell’arte, realizzato in collaborazione con l’Accademia e l’Associazione delle Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea di Bologna Confcommercio Ascom Bologna.

Alla sua settima edizione, il premio è realizzato con il sostegno economico di Fondazione Carisbo (Premio dei Collezionisti e Premio della Grafica/Illustrazione), di Banca di Bologna (Premio della Critica), della Collezione Falconi Leidi (Premio dei Collezionisti) e della Fondazione Lucio Saffaro (rapporto tra Arte e Scienza).

La giuria presieduta anche quest’anno da Lorenzo Balbi, Direttore Artistico del MAMbo – Museo di Arte Moderna di Bologna, presidente di AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani e curatore, e composta da Davide Ferri, Direttore Artistico di Arte Fiera 2026, critico e curatore, e dalla collezionista Claudia Consolandi, presidente di ACACIA – Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, avrà il compito di vagliare i 115 lavori di arte contemporanea in concorso, presentati in occasione di OPENTOUR all’interno della sezione Giovani talenti in galleria in 26 gallerie e spazi espositivi differenti.

Le opere vincitrici saranno acquisite nelle relative collezioni d’arte dei finanziatori.

“Antropocentrie”

Carolina Alberghini, Emmanouela Bagkeri, Danila Dalmonte, Daniele Chabonkn Cinquerrui, Asia Galeati, Carolina Gelardi, Laura Kaamos, Sarah Lo Iacono, Eleni Kougioumoutzaki, Federico Marinelli, Emma Masut, Sofia Pedotti, Antonio Pio Paldino, Paolo Saputo, Dionysis Saraji, Jonathan Soliman Awadalla, Roberta Sorbo, Lucia Spadotto, Yunru Quan, Cristiano Zanini

“Antropocentrie” è una selezione di lavori degli allievi del biennio di arti visive del professor Luca Caccioni, il cui taglio e credo, per l’insegnamento dell’arte contemporanea è sempre rivolto e affine all’antropologia culturale: quest’anno con un seminario/workshop sull’affetto e sulla memoria personale, lo scorso sul potere dell’evocazione delle immagini tradotto dalla scrittura e dalla poesia.

Sede
Casa Saraceni (via Farini, 15 – Bologna)

Inaugurazione
giovedì 26 giugno ore 15-23

Periodo di apertura
Dal 26 giugno al 27 luglio 2025

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
lunedì chiuso

Ingresso libero

A Palazzo Fava la mostra “Louise Nevelson”

La mostra

Fondazione Carisbo e Opera Laboratori, nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae, sono lieti di accogliere una importante mostra promossa e prodotta dall’Associazione Genesi sul lavoro di Louise Nevelson (Kiev, 1899 – New York, 1988), una delle prime donne artista a ottenere un saldo riconoscimento nel sistema artistico coevo già a partire dagli inizi degli anni Quaranta grazie alle sue grandi sculture monocrome nere, bianche, e oro create con assemblaggi di materiali di recupero.

Nel 120° anniversario del suo trasferimento da Kiev, dove nacque, agli Stati Uniti, la prima mostra dedicata a Louise Nevelson nella città di Bologna ripercorre l’evoluzione dell’opera di una tra le figure più originali del Novecento che, opponendosi alle convenzioni tradizionalmente imposte alla donna del suo tempo, ha anticipato temi oggi cruciali come la memoria e la condizione femminile.

Cuore dell’esposizione, a cura di Ilaria Bernardi, sono le iconiche sculture di grandi dimensioni in legno dipinto, tra le quali svettano esempi provenienti da diversi cicli scultorei prodotti negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta.

Articolata nelle cinque sale affrescate dai Carracci del piano nobile di Palazzo Fava, è la prima mostra a suddividere le opere per tipologie tematico-strutturali ricorrenti, in modo da fornire al visitare il vocabolario di base per leggere il lavoro dell’artista.

Main Sponsor: Eni e Intesa Sanpaolo.

La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano e con il contributo di Heritage e Fondazione Pirelli.

Sede

Palazzo Fava
via Manzoni, 2 – Bologna

Periodo di apertura

30 maggio – 20 luglio 2025

Orari di apertura

martedì-domenica, ore 10-19 (ultimo ingresso ore 18)