A Casa Saraceni la mostra Luigi Vignali e Santo Stefano “qui dicitur Sancta Hjerusalem”. Iconografia del complesso delle ‘Sette chiese’

Si deve alla sensibilità di Catia Mantovan la donazione alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, nel 2020, di ventisette grandi acquerelli dell’architetto Luigi Vignali dedicati al complesso bolognese di Santo Stefano detto delle Sette Chiese; rilevamenti architettonici con piante, sezioni trasversali e prospetti di quei suggestivi edifici, accompagnati dall’attenta descrizione di dettagli decorativi a volte estrapolati dal contesto e oggetto di specifica analisi formale.

Caratterizza i grandi pannelli il singolare connubio tra l’indagine tecnico-scientifica e una coltivata vena artistica che mette in luce la personalità di Luigi Vignali, studioso dell’architettura sacra bolognese, oltre che progettista di nuove chiese, e autore di scritti sul complesso stefaniano, sulla perduta cattedrale di San Pietro, sulla basilica di San Petronio di cui era Fabbriciere e sulle chiese di San Francesco e di Santa Maria dei Servi.

Alla genesi dei rilievi qui esposti sono sottesi tempi lunghi di riflessione che sfociarono nel volume Santo Stefano. Sanctum Stephanum qui dicitur santa Hjerusalem dato alle stampe dall’architetto nel 1991 per i tipi delle Edizioni Luigi Parma. Gli acquerelli e le piante vi sono illustrati a corredo del testo nel suggestivo itinerario sacro, tra chiese, cortile e chiostro, del complesso di Santo Stefano denso di enigmi e rinvii simbolici, nell’alternanza di spazi chiusi e aperti, penombre e improvvisi spiragli di luce.

I grandi pannelli costituiscono inoltre un’originale pagina critica, dal momento che Luigi Vignali se ne servì a sostegno della tesi che vede nel complesso stefaniano (nella sequenza caratterizzante della chiesa di Santo Stefano o del Santo Sepolcro a pianta centrale, voluta originariamente da san Petronio e ricostruita dall’abate Martino agli inizi dell’XI secolo, dell’annesso cortile di Pilato e infine della cappella della Croce, posti in rigoroso allineamento) la riproposizione intenzionale del modello gerosolimitano dell’Anastasis, dell’Atrium/Calvarium e del Martyrium, quanto meno a partire dai tempi dell’abate Martino.
E ciò in forza del confronto con le planimetrie dei luoghi santi di Gerusalemme.

Nel percorso della mostra i grandi pannelli di Vignali dialogano con la folta documentazione visiva sui radicali mutamenti che il complesso di Santo Stefano ha subìto nei secoli, in particolare con gli arditi restauri eseguiti negli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento, sotto la direzione dell’archeologo Giovanni Gozzadini affiancato da Raffaele Faccioli, e nei primi decenni del Novecento per iniziativa di Giulio Belvederi e di Edoardo Collamarini; demolizioni e stravolgimenti di inquietante rilevanza documentati grazie a dipinti e incisioni di Antonio Basoli, fotografie storiche di Pietro Poppi, disegni, acquerelli e stampe risalenti ai decenni tra Otto e Novecento, tutti appartenenti alle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

Luigi Vignali
(Bologna 1914-2008)

Il consiglio del noto architetto e decoratore Achille Casanova, dato al padre di Luigi Vignali ispettore delle ferrovie, salvò il giovane dall’iscrizione alle scuole tecnico-scientifiche cui sembrava destinato per decisione familiare. Questi poté quindi coltivare le proprie inclinazioni e frequentare l’Istituto Artistico allora unito all’Accademia di Belle Arti. Ebbe, tra i vari maestri, Giorgio Morandi, Silverio Montaguti, Cleto Tomba, Ferruccio Giacomelli, Giovanni Romagnoli.

Conseguita la maturità, passò al Biennio Speciale di Architettura presso la stessa Accademia e partecipò assiduamente agli incontri presso il Caffè San Pietro, luogo di ritrovo di architetti e artisti. Concluse gli studi a Firenze laureandosi in Architettura nell’anno accademico 1939-40, una volta superato il triennio di applicazione.

L’attività professionale svolta nell’arco di mezzo secolo decollò alla conclusione del secondo conflitto mondiale. A Bologna, selezionando tra i numerosi incarichi, si ricordano di sua progettazione il santuario di Borgo San Pietro, il complesso dell’Autostazione in collaborazione con Luigi Riguzzi, la Facoltà di Scienze Economiche in collaborazione con Enea Trenti e l’Istituto Enrico Fermi; cui si aggiunse, tra il 1981 e il 1987, la ristrutturazione del mengoniano palazzo di residenza della Cassa di Risparmio in Bologna.

Parallelamente svolse un’intensa attività didattica, fino al 1980, dapprima presso l’Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani quindi presso l’Accademia di Belle Arti dove ricoprì anche la carica di Presidente.

È stato aggregato all’Accademia Clementina di Bologna e all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma.

Le sue ricerche approdarono numerose alle stampe. Si ricordano il volumetto Ricordi d’Accademia (1989) e le pubblicazioni sull’architettura religiosa bolognese, dal volume sul complesso di Santo Stefano (1991) a quelli sulle chiese di San Francesco (1996), di San Petronio (1996), di San Pietro (1997) e di Santa Maria dei Servi (1998); infine lo studio Dall’antica perduta cattedrale al San Petronio: l’evoluzione dell’architettura sacra a Bologna (2002).

Concluse l’esistenza nel 2008.

Vignali e i restauri storici del complesso di Santo Stefano detto delle ‘Sette chiese’

Le Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna conservano materiali iconografici unici, capaci di raccontare più di due secoli di trasformazioni del complesso di Santo Stefano, uno dei luoghi più antichi e venerati di Bologna.

Tra i materiali più significativi vi sono senza dubbio le stampe provenienti dal volume Cento vedute pittoresche della città di Bologna tratte dai quadri a olio dipinti dal vero da Antonio Basoli, pubblicato nel 1833. Raffrontando queste acquetinte con le fotografie degli interni, realizzate allo scadere del XIX secolo da Pietro Poppi, è possibile ricostruire la complessità del monumento, quando la sua origine tardo antica era ancora celata da altari, dipinti, paramenti e decorazioni barocche.

È nel fermento post-unitario, dominato dal desiderio di restituire ai principali monumenti cittadini l’aspetto che essi dovevano avere in epoca comunale, che l’attenzione di diverse istituzioni locali, tra cui la Regia Deputazione di Storia Patria presieduta dal conte archeologo Giovanni Gozzadini, si concentra sul complesso di Santo Stefano dando avvio, tra il 1876 e il 1894, alla prima grande campagna di restauri, condotta dall’ingegnere Raffaele Faccioli, che riguarderà principalmente la chiesa del Santo Sepolcro e quella dei Santi Vitale e Agricola, oltre al cortile di Pilato.

Le fotografie realizzate da Pietro Poppi tra il 1870 e i primi decenni del secolo successivo rendono evidente il progredire di una pratica di restauro che, smantellando e demolendo sistematicamente tutte le addizioni e le superfetazioni cinque-sei-settecentesche, non si esimeva anche dall’inventare ex novo, per analogia, desumendoli da modelli simili, elementi architettonici e decorativi precedentemente inesistenti.

A partire dagli inizi del XX secolo il complesso abbaziale è al centro di un rinnovato interesse conservativo che si concretizza nella seconda campagna di restauri, svoltasi tra il 1919 e il 1927, sotto la direzione di Edoardo Collamarini, affiancato da monsignor Giulio Belvederi. I restauri – o per meglio dire la “riprogettazione” – giunsero progressivamente a investire l’intero complesso abbaziale coinvolgendo la chiesa della Trinità, quella della Croce con sottostante la cripta e infine il chiostro benedettino.

Anche le ardite trasformazioni avvenute in seguito a questa campagna sono ricostruibili grazie al supporto iconografico di cui si dispone: dipinti, acquerelli, chine e fotografie eseguiti da artisti più o meno noti. A questi materiali si aggiungono ora le ventisette grandi tavole dell’architetto Luigi Vignali, recentemente entrate a fare parte delle Collezioni. Nate in seguito ad una campagna di studi pluridecennali condotti sulle Sette chiese per dimostrarne l’originaria similitudine col Santo Sepolcro realizzato a Gerusalemme, giungono a colmare una lacuna sull’aspetto attuale del santuario.

Informazioni sulla mostra

Luigi Vignali e Santo Stefano “qui dicitur Sancta Hjerusalem”
Iconografia del complesso delle ‘Sette chiese’

a cura di Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo
con la collaborazione di Benedetta Basevi e Mirko Nottoli

Sede
Casa Saraceni (via Farini, 15 – Bologna)

Periodo di apertura
Da venerdì 22 ottobre a domenica 12 dicembre 2021

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
Festivi: 1 novembre e 8 dicembre ore 10-18
lunedì chiuso

Ingresso libero

Modalità di visita

Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante

È obbligatorio essere in possesso del Green pass, la Certificazione verde Covid-19
Il Green pass non è richiesto per le persone escluse per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni) oppure esenti sulla base di motivazioni mediche certificate.
La Certificazione verde, rilasciata dal Ministero della Salute, si può ottenere:
– dopo essere guariti dal Covid-19 negli ultimi sei mesi;
– dopo aver fatto la vaccinazione anti Covid-19 (viene emessa sia alla prima dose, sia al completamento del ciclo vaccinale);
– dopo essere risultati negativi a un test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore.
Maggiori informazioni sono disponibili all’indirizzo https://www.dgc.gov.it

È obbligatorio indossare la mascherina per tutti i visitatori dai 6 anni in su

“Invito a Palazzo” XX edizione, sabato 2 ottobre visite guidate con il curatore mostra “Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi”

Sabato 2 ottobre è partita la XX edizione di Invito a Palazzo, la manifestazione promossa dall’Abi – in collaborazione con l’Acri – che ogni anno, per un’intera giornata, mette in mostra opere d’arte e capolavori conservati nelle sedi storiche e moderne delle Banche e delle Fondazioni di origine bancaria. Fino al 9 ottobre l’esperienza continua in forma digitale con podcast, eventi live streaming, video e visite virtuali sui portali delle Banche, delle Fondazioni e della Banca d’Italia. Tutti i contributi digitali sono presenti sul sito della manifestazione (http://palazzi.abi.it) e su Muvir.eu (www.muvir.eu), il museo digitale delle banche in Italia.

La manifestazione ha il patrocinio della Commissione Italiana Nazionale per l’Unesco, del Ministero della Cultura e del Ministero del Turismo, e si inserisce nell’ambito degli interventi promossi dal settore bancario per valorizzare il patrimonio artistico nazionale a sostegno della cultura quale motore di sviluppo per il Paese.

Anche la nostra Fondazione, come ogni anno, partecipa alla manifestazione aprendo in via straordinaria sabato 2 ottobre dalle ore 10 alle ore 18 le sale espositive della sede di Palazzo Saraceni, ritenuto uno degli edifici più interessanti del Rinascimento a Bologna tra XV e XVI secolo.

In particolare, alle ore 11 e alle ore 17 (senza obbligo di prenotazione), i visitatori sono stati guidati da Angelo Mazza, Conservatore delle Raccolte d’Arte della Fondazione, alla scoperta della mostra Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi (prorogata fino al 17 ottobre 2021) che attraverso i dipinti delle Collezioni della Fondazione ripercorre il Settecento bolognese nella storia della pittura.

Quest’anno Invito a Palazzo festeggia venti anni di storia: un anniversario importante per un progetto di successo che nel tempo è divenuto un appuntamento imprescindibile. I visitatori possono accedere agli straordinari patrimoni artistici e architettonici, agli arredi e alle opere d’arte di ogni epoca, custoditi e tutelati dalle Banche operanti in Italia e dalle Fondazioni nelle proprie sedi con un semplice clic, navigando sui siti delle banche e delle fondazioni, sul sito della manifestazione, su quello del Muvir e sul sito della Banca d’Italia.

A questi contenuti si possono affiancare concerti, incontri con curatori e artisti, attività dedicate ai più piccoli. Laddove è possibile, con il rispetto delle misure di sicurezza e distanziamento, ci sono aperture dal vivo.

Invito a Palazzo 2021 si svolge da sabato 2 ottobre a sabato 9 ottobre.

L’elenco completo dei palazzi che partecipano all’iniziativa è disponibile sul sito http://palazzi.abi.it e sulla piattaforma www.muvir.eu

Invito a Palazzo è inoltre presente su Facebook, Instagram e Twitter.

Prorogata fino al 17 ottobre 2021 la mostra “Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Carisbo”

Con la riapertura della sede di Casa Saraceni dopo la pausa estiva, è stata prorogata fino al 17 ottobre 2021 l’apertura della mostra Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

In seguito all’entrata in vigore del Decreto-Legge n. 105/2021, per accedere alla mostra di Casa Saraceni sarà obbligatorio essere in possesso del Green pass, la Certificazione verde Covid-19. La verifica della certificazione avviene all’ingresso delle sale espositive tramite esibizione del Green pass in formato digitale o cartaceo insieme a un documento di riconoscimento valido. A tutela della privacy i dati personali del titolare non vengono registrati ma soltanto letti, tramite l’App nazionale VerificaC19.

Restano confermati i giorni di apertura, da martedì a domenica, con ingresso libero, e tutte le misure di sicurezza legate all’emergenza Covid-19, già adottate in precedenza.

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

La mostra, a cura di Angelo Mazza, compie idealmente il progetto espositivo avviato lo scorso anno nella sede della Fondazione Carisbo, che vide protagoniste le opere di Reni, Guercino, Cantarini, Pasinelli e di altri pittori di prima grandezza nel glorioso Seicento bolognese.

Nella rassegna selettiva delle opere del Settecento bolognese delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, l’avvio solenne è dato da cinque tele di Giovanni Antonio Burrini, pittore irregolare e antiaccademico: il grande dipinto con Il conte Fabio Albergati ritratto dal pittore di corte mentre rende omaggio a Filippo II re di Spagna e i quattro grandi ritratti ovali con personaggi illustri legati alla storia degli Albergati; opere descritte negli inventari della famiglia senatoria bolognese.

Ribadiscono il richiamo alla tradizione, invece, l’Amoroso incontro di Rinaldo e Armida di Giovan Gioseffo dal Sole, raffinato allievo di Lorenzo Pasinelli, che propone nelle due figure tassesche ideali di bellezza aristocratica, e la grazia barocchetta di Giuseppe Marchesi detto il Sansone, allievo di Aureliano Milani e poi di Marcantonio Franceschini, autore di un dipinto d’altare destinato a un oratorio privato.

Protagonista della scena artistica a Bologna nella prima metà del Settecento è però Donato Creti, enfant prodige, che all’età di circa sedici-diciassette anni consegna un sensitivo Autoritratto al conte Alessandro Fava suo protettore e, alcuni anni dopo, stremato da angosce e crisi depressive, colloca nella chiesa di San Gregorio dei Mendicanti il suo primo dipinto esposto in pubblico, purtroppo andato perduto, di cui le collezioni della Fondazione conservano il sofferto modello preparatorio popolato di figure trasparenti e immateriali, quasi fantasmi. Dimostrano l’ineccepibile tenuta formale del suo stile adamantino la nitida visione e l’affilato disegno delle piccole figure di un suo capolavoro della piena maturità: la grande Tomba allegorica di Lord Torrington, eseguita attorno al 1730 insieme a Nunzio Ferrajoli, autore del paesaggio, e a Carlo Besoli cui spettano le prospettive architettoniche, che faceva parte di una serie di tele destinate all’Inghilterra e commissionate da un impresario teatrale irlandese di stanza a Venezia.

Giuseppe Maria Crespi, suo antagonista, è rappresentato da una convulsa scena di battaglia tra cavalieri, in cui a fatica si scorge il tema, tratto dalla Gerusalemme liberata, di Tancredi che salva Clorinda dal fendente di un cavaliere di Goffredo.
Si aggiungono un elegante Ritratto di gentildonna dal collo di pelliccia, firmato dal figlio Luigi Crespi e datato 1737, e un dipinto di un dotato allievo, Antonio Gionima, con Cristo che cade sotto la croce, una delle sette tele con i dolori della Vergine che un tempo, a partire del 1719, venivano portate annualmente come stendardi nella processione organizzata dai padri della chiesa di Santa Maria dei Servi. Conclude la tradizione crespiana la Ragazza che accorda il liuto di Antonio Beccadelli, acquisto recentissimo della Fondazione sul mercato d’arte di Vienna.

Ressero le sorti della pittura a Bologna nella seconda metà del secolo i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi. Il primo, scomparso nel 1781, è qui degnamente illustrato dalla tavola ricca di colore con Sant’Agostino, reso con luce palpitante, e dall’Apparizione dell’arcangelo Michele a San Francesco di Paola, modelletto della pala per la chiesa della Certosa ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna eseguita alla fine degli anni Settanta, una delle ultime opere. Quanto a Gaetano Gandolfi merita ricordare le emozionanti tele con un Mendicante e una Vecchia con la corona del rosario; e infine la Morte di Socrate del 1782, commissionata da Filippo Trenta, uomo di legge, letterato e collezionista, in cui lo stile si rinnova, anche per la fortuna neoclassica del soggetto, e apre verso il nuovo secolo.

Informazioni sulla mostra

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

a cura di Angelo Mazza

Sede
Casa Saraceni
via Farini, 15 – Bologna

Periodo di proroga
da martedì 24 agosto a domenica 17 ottobre 2021

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
lunedì chiuso

Ingresso libero

Aperture straordinarie

  • sabato 2 ottobre 2021 in occasione della XX edizione di Invito a Palazzo – Arte e storia nelle banche e nelle fondazioni di origine bancaria con visite guidate alle ore 11 e ore 17 a cura di Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo
  • lunedì 4 ottobre 2021 ore 10-18

Modalità di visita

Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante

È obbligatorio essere in possesso del Green pass, la Certificazione verde Covid-19
Il Green pass non è richiesto per le persone escluse per età dalla campagna vaccinale (fino a 12 anni) oppure esenti sulla base di motivazioni mediche certificate.
La Certificazione verde, rilasciata dal Ministero della Salute, si può ottenere:
– dopo essere guariti dal Covid-19 negli ultimi sei mesi;
– dopo aver fatto la vaccinazione anti Covid-19 (viene emessa sia alla prima dose, sia al completamento del ciclo vaccinale);
– dopo essere risultati negativi a un test molecolare o antigenico rapido nelle ultime 48 ore.
Maggiori informazioni sono disponibili all’indirizzo https://www.dgc.gov.it

L’ingresso alla mostra è contingentato e sarà consentito a un massimo di 12 visitatori ogni 40 minuti

È obbligatorio indossare la mascherina per tutti i visitatori dai 6 anni in su

È necessario mantenere sempre la distanza interpersonale di almeno 1 metro ed evitare assembramenti

Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante

Nuove visite esclusive con il curatore della mostra “Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Carisbo”

Diverse novità in programma con l’inizio di luglio, ultimo mese di apertura della mostra Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Carisbo:

  • mercoledì 7 e giovedì 8 luglio per motivi organizzativi la mostra resterà chiusa al pubblico;
  • sabato 10 luglio alle 11 nuova visita guidata esclusiva con Angelo Mazza, curatore della mostra e conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione;
  • venerdì 16 luglio alle 17 nuova visita guidata esclusiva con Angelo Mazza, curatore della mostra e conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione.

Nel rispetto dei limiti di capienza imposti dalle norme di sicurezza legate all’emergenza Covid-19, già adottate in precedenza, la partecipazione alle visite esclusive del 10 e 16 luglio è consentita fino ad un massimo di 20 persone, previa prenotazione (o cancellazione della prenotazione) telefonica allo 051 2754477.


Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

La mostra, a cura di Angelo Mazza, compie idealmente il progetto espositivo avviato lo scorso anno nella sede della Fondazione Carisbo, che vide protagoniste le opere di Reni, Guercino, Cantarini, Pasinelli e di altri pittori di prima grandezza nel glorioso Seicento bolognese.

Nella rassegna selettiva delle opere del Settecento bolognese delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, l’avvio solenne è dato da cinque tele di Giovanni Antonio Burrini, pittore irregolare e antiaccademico: il grande dipinto con Il conte Fabio Albergati ritratto dal pittore di corte mentre rende omaggio a Filippo II re di Spagna e i quattro grandi ritratti ovali con personaggi illustri legati alla storia degli Albergati; opere descritte negli inventari della famiglia senatoria bolognese.

Ribadiscono il richiamo alla tradizione, invece, l’Amoroso incontro di Rinaldo e Armida di Giovan Gioseffo dal Sole, raffinato allievo di Lorenzo Pasinelli, che propone nelle due figure tassesche ideali di bellezza aristocratica, e la grazia barocchetta di Giuseppe Marchesi detto il Sansone, allievo di Aureliano Milani e poi di Marcantonio Franceschini, autore di un dipinto d’altare destinato a un oratorio privato.

Protagonista della scena artistica a Bologna nella prima metà del Settecento è però Donato Creti, enfant prodige, che all’età di circa sedici-diciassette anni consegna un sensitivo Autoritratto al conte Alessandro Fava suo protettore e, alcuni anni dopo, stremato da angosce e crisi depressive, colloca nella chiesa di San Gregorio dei Mendicanti il suo primo dipinto esposto in pubblico, purtroppo andato perduto, di cui le collezioni della Fondazione conservano il sofferto modello preparatorio popolato di figure trasparenti e immateriali, quasi fantasmi. Dimostrano l’ineccepibile tenuta formale del suo stile adamantino la nitida visione e l’affilato disegno delle piccole figure di un suo capolavoro della piena maturità: la grande Tomba allegorica di Lord Torrington, eseguita attorno al 1730 insieme a Nunzio Ferrajoli, autore del paesaggio, e a Carlo Besoli cui spettano le prospettive architettoniche, che faceva parte di una serie di tele destinate all’Inghilterra e commissionate da un impresario teatrale irlandese di stanza a Venezia.

Giuseppe Maria Crespi, suo antagonista, è rappresentato da una convulsa scena di battaglia tra cavalieri, in cui a fatica si scorge il tema, tratto dalla Gerusalemme liberata, di Tancredi che salva Clorinda dal fendente di un cavaliere di Goffredo.
Si aggiungono un elegante Ritratto di gentildonna dal collo di pelliccia, firmato dal figlio Luigi Crespi e datato 1737, e un dipinto di un dotato allievo, Antonio Gionima, con Cristo che cade sotto la croce, una delle sette tele con i dolori della Vergine che un tempo, a partire del 1719, venivano portate annualmente come stendardi nella processione organizzata dai padri della chiesa di Santa Maria dei Servi. Conclude la tradizione crespiana la Ragazza che accorda il liuto di Antonio Beccadelli, acquisto recentissimo della Fondazione sul mercato d’arte di Vienna.

Ressero le sorti della pittura a Bologna nella seconda metà del secolo i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi. Il primo, scomparso nel 1781, è qui degnamente illustrato dalla tavola ricca di colore con Sant’Agostino, reso con luce palpitante, e dall’Apparizione dell’arcangelo Michele a San Francesco di Paola, modelletto della pala per la chiesa della Certosa ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna eseguita alla fine degli anni Settanta, una delle ultime opere. Quanto a Gaetano Gandolfi merita ricordare le emozionanti tele con un Mendicante e una Vecchia con la corona del rosario; e infine la Morte di Socrate del 1782, commissionata da Filippo Trenta, uomo di legge, letterato e collezionista, in cui lo stile si rinnova, anche per la fortuna neoclassica del soggetto, e apre verso il nuovo secolo.

Informazioni sulla mostra

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

a cura di Angelo Mazza

Sede
Casa Saraceni
via Farini, 15 – Bologna

Periodo di apertura
da martedì 4 maggio a venerdì 30 luglio 2021

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
lunedì chiuso

Ingresso libero

Modalità di visita

  • È obbligatorio firmare il modulo di autocertificazione prima dell’ingresso
  • L’ingresso alla mostra è contingentato e sarà consentito a un massimo di 12 visitatori ogni 40 minuti
  • È obbligatorio indossare la mascherina per tutti i visitatori dai 6 anni in su
  • È necessario mantenere sempre la distanza interpersonale di almeno 1 metro ed evitare assembramenti
  • Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante

Visite esclusive con il curatore della mostra “Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Carisbo”

Con il permanere della Regione Emilia-Romagna classificata in fascia gialla e in conformità al Decreto-Legge 18 maggio 2021 n. 65, decade l’obbligo di prenotazione per accedere alla mostra allestita dalla Fondazione nella sede di Casa Saraceni (via Farini 15, Bologna), riaperta al pubblico da martedì a domenica, con ingresso libero.

A partire dal mese di giugno, la Fondazione ha organizzato tre nuove occasioni per visitare la mostra:

  • mercoledì 2 giugno per la Festa della Repubblica l’apertura straordinaria con orario continuato 10-18;
  • giovedì 3 giugno alle 17 visita guidata esclusiva con Angelo Mazza, curatore della mostra e conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione;
  • giovedì 10 giugno alle 17 visita guidata esclusiva con Angelo Mazza, curatore della mostra e conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione.

Nel rispetto dei limiti di capienza imposti dalle norme di sicurezza legate all’emergenza Covid-19, già adottate in precedenza, la partecipazione alle visite esclusive del 3 e 10 giugno è consentita fino ad un massimo di 12 persone, previa prenotazione (o cancellazione della prenotazione) telefonica allo 051 2754477 (lunedì, mercoledì e venerdì ore 15-18).


Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

La mostra, a cura di Angelo Mazza, compie idealmente il progetto espositivo avviato lo scorso anno nella sede della Fondazione Carisbo, che vide protagoniste le opere di Reni, Guercino, Cantarini, Pasinelli e di altri pittori di prima grandezza nel glorioso Seicento bolognese.

Nella rassegna selettiva delle opere del Settecento bolognese delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, l’avvio solenne è dato da cinque tele di Giovanni Antonio Burrini, pittore irregolare e antiaccademico: il grande dipinto con Il conte Fabio Albergati ritratto dal pittore di corte mentre rende omaggio a Filippo II re di Spagna e i quattro grandi ritratti ovali con personaggi illustri legati alla storia degli Albergati; opere descritte negli inventari della famiglia senatoria bolognese.

Ribadiscono il richiamo alla tradizione, invece, l’Amoroso incontro di Rinaldo e Armida di Giovan Gioseffo dal Sole, raffinato allievo di Lorenzo Pasinelli, che propone nelle due figure tassesche ideali di bellezza aristocratica, e la grazia barocchetta di Giuseppe Marchesi detto il Sansone, allievo di Aureliano Milani e poi di Marcantonio Franceschini, autore di un dipinto d’altare destinato a un oratorio privato.

Protagonista della scena artistica a Bologna nella prima metà del Settecento è però Donato Creti, enfant prodige, che all’età di circa sedici-diciassette anni consegna un sensitivo Autoritratto al conte Alessandro Fava suo protettore e, alcuni anni dopo, stremato da angosce e crisi depressive, colloca nella chiesa di San Gregorio dei Mendicanti il suo primo dipinto esposto in pubblico, purtroppo andato perduto, di cui le collezioni della Fondazione conservano il sofferto modello preparatorio popolato di figure trasparenti e immateriali, quasi fantasmi. Dimostrano l’ineccepibile tenuta formale del suo stile adamantino la nitida visione e l’affilato disegno delle piccole figure di un suo capolavoro della piena maturità: la grande Tomba allegorica di Lord Torrington, eseguita attorno al 1730 insieme a Nunzio Ferrajoli, autore del paesaggio, e a Carlo Besoli cui spettano le prospettive architettoniche, che faceva parte di una serie di tele destinate all’Inghilterra e commissionate da un impresario teatrale irlandese di stanza a Venezia.

Giuseppe Maria Crespi, suo antagonista, è rappresentato da una convulsa scena di battaglia tra cavalieri, in cui a fatica si scorge il tema, tratto dalla Gerusalemme liberata, di Tancredi che salva Clorinda dal fendente di un cavaliere di Goffredo.
Si aggiungono un elegante Ritratto di gentildonna dal collo di pelliccia, firmato dal figlio Luigi Crespi e datato 1737, e un dipinto di un dotato allievo, Antonio Gionima, con Cristo che cade sotto la croce, una delle sette tele con i dolori della Vergine che un tempo, a partire del 1719, venivano portate annualmente come stendardi nella processione organizzata dai padri della chiesa di Santa Maria dei Servi. Conclude la tradizione crespiana la Ragazza che accorda il liuto di Antonio Beccadelli, acquisto recentissimo della Fondazione sul mercato d’arte di Vienna.

Ressero le sorti della pittura a Bologna nella seconda metà del secolo i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi. Il primo, scomparso nel 1781, è qui degnamente illustrato dalla tavola ricca di colore con Sant’Agostino, reso con luce palpitante, e dall’Apparizione dell’arcangelo Michele a San Francesco di Paola, modelletto della pala per la chiesa della Certosa ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna eseguita alla fine degli anni Settanta, una delle ultime opere. Quanto a Gaetano Gandolfi merita ricordare le emozionanti tele con un Mendicante e una Vecchia con la corona del rosario; e infine la Morte di Socrate del 1782, commissionata da Filippo Trenta, uomo di legge, letterato e collezionista, in cui lo stile si rinnova, anche per la fortuna neoclassica del soggetto, e apre verso il nuovo secolo.

Informazioni sulla mostra

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

a cura di Angelo Mazza

Sede
Casa Saraceni
via Farini, 15 – Bologna

Periodo di apertura
da martedì 4 maggio a venerdì 30 luglio 2021

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
lunedì chiuso

Ingresso libero

Apertura straordinaria
2 giugno
ore 10-18

Modalità di visita

  • È obbligatorio firmare il modulo di autocertificazione prima dell’ingresso
  • L’ingresso alla mostra è contingentato e sarà consentito a un massimo di 12 visitatori ogni 40 minuti
  • È obbligatorio indossare la mascherina per tutti i visitatori dai 6 anni in su
  • È necessario mantenere sempre la distanza interpersonale di almeno 1 metro ed evitare assembramenti
  • Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante

Riapre la mostra “Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Carisbo”

Con la riclassificazione della Regione Emilia-Romagna in fascia gialla, la Fondazione Carisbo riapre al pubblico le sale espositive della sede di Casa Saraceni (via Farini 15, Bologna) a partire da martedì 4 maggio 2021, nel rispetto delle misure di sicurezza vigenti.

Restano confermati i giorni di apertura, da martedì a domenica, con ingresso libero. In particolare, sarà obbligatoria la prenotazione nelle giornate di sabato, domenica e festivi infrasettimanali (entro le 48 ore precedenti la visita), telefonando allo 051 2754477 (lunedì, mercoledì e venerdì ore 15-18) oppure scrivendo all’indirizzo carolina.crovarapescia@fondazionecarisbo.it. Gli stessi recapiti valgono anche per la cancellazione della prenotazione.

La Fondazione provvederà alla conferma della prenotazione tramite e-mail, da presentare all’ingresso in mostra, con indicato il giorno e l’orario di visita.

Rimangono confermate tutte le misure di sicurezza legate all’emergenza Covid-19, già adottate in precedenza.

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

La mostra, a cura di Angelo Mazza, compie idealmente il progetto espositivo avviato lo scorso anno nella sede della Fondazione Carisbo, che vide protagoniste le opere di Reni, Guercino, Cantarini, Pasinelli e di altri pittori di prima grandezza nel glorioso Seicento bolognese.

Nella rassegna selettiva delle opere del Settecento bolognese delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, l’avvio solenne è dato da cinque tele di Giovanni Antonio Burrini, pittore irregolare e antiaccademico: il grande dipinto con Il conte Fabio Albergati ritratto dal pittore di corte mentre rende omaggio a Filippo II re di Spagna e i quattro grandi ritratti ovali con personaggi illustri legati alla storia degli Albergati; opere descritte negli inventari della famiglia senatoria bolognese.

Ribadiscono il richiamo alla tradizione, invece, l’Amoroso incontro di Rinaldo e Armida di Giovan Gioseffo dal Sole, raffinato allievo di Lorenzo Pasinelli, che propone nelle due figure tassesche ideali di bellezza aristocratica, e la grazia barocchetta di Giuseppe Marchesi detto il Sansone, allievo di Aureliano Milani e poi di Marcantonio Franceschini, autore di un dipinto d’altare destinato a un oratorio privato.

Protagonista della scena artistica a Bologna nella prima metà del Settecento è però Donato Creti, enfant prodige, che all’età di circa sedici-diciassette anni consegna un sensitivo Autoritratto al conte Alessandro Fava suo protettore e, alcuni anni dopo, stremato da angosce e crisi depressive, colloca nella chiesa di San Gregorio dei Mendicanti il suo primo dipinto esposto in pubblico, purtroppo andato perduto, di cui le collezioni della Fondazione conservano il sofferto modello preparatorio popolato di figure trasparenti e immateriali, quasi fantasmi. Dimostrano l’ineccepibile tenuta formale del suo stile adamantino la nitida visione e l’affilato disegno delle piccole figure di un suo capolavoro della piena maturità: la grande Tomba allegorica di Lord Torrington, eseguita attorno al 1730 insieme a Nunzio Ferrajoli, autore del paesaggio, e a Carlo Besoli cui spettano le prospettive architettoniche, che faceva parte di una serie di tele destinate all’Inghilterra e commissionate da un impresario teatrale irlandese di stanza a Venezia.

Giuseppe Maria Crespi, suo antagonista, è rappresentato da una convulsa scena di battaglia tra cavalieri, in cui a fatica si scorge il tema, tratto dalla Gerusalemme liberata, di Tancredi che salva Clorinda dal fendente di un cavaliere di Goffredo.
Si aggiungono un elegante Ritratto di gentildonna dal collo di pelliccia, firmato dal figlio Luigi Crespi e datato 1737, e un dipinto di un dotato allievo, Antonio Gionima, con Cristo che cade sotto la croce, una delle sette tele con i dolori della Vergine che un tempo, a partire del 1719, venivano portate annualmente come stendardi nella processione organizzata dai padri della chiesa di Santa Maria dei Servi. Conclude la tradizione crespiana la Ragazza che accorda il liuto di Antonio Beccadelli, acquisto recentissimo della Fondazione sul mercato d’arte di Vienna.

Ressero le sorti della pittura a Bologna nella seconda metà del secolo i fratelli Ubaldo e Gaetano Gandolfi. Il primo, scomparso nel 1781, è qui degnamente illustrato dalla tavola ricca di colore con Sant’Agostino, reso con luce palpitante, e dall’Apparizione dell’arcangelo Michele a San Francesco di Paola, modelletto della pala per la chiesa della Certosa ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna eseguita alla fine degli anni Settanta, una delle ultime opere. Quanto a Gaetano Gandolfi merita ricordare le emozionanti tele con un Mendicante e una Vecchia con la corona del rosario; e infine la Morte di Socrate del 1782, commissionata da Filippo Trenta, uomo di legge, letterato e collezionista, in cui lo stile si rinnova, anche per la fortuna neoclassica del soggetto, e apre verso il nuovo secolo.

Informazioni sulla mostra

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi.
Il Settecento bolognese nelle Collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

a cura di Angelo Mazza

Sede
Casa Saraceni
via Farini, 15 – Bologna

Periodo di apertura
da martedì 4 maggio a venerdì 30 luglio 2021

Orari di apertura
martedì-venerdì ore 15-18
sabato, domenica ore 10-18
lunedì chiuso

Prenotazione obbligatoria
entro le 48 ore precedenti la visita: 051 2754477 (lunedì, mercoledì e venerdì ore 15-18); carolina.crovarapescia@fondazionecarisbo.it
sabato, domenica e festivi

Ingresso libero

Apertura straordinaria
2 giugno
ore 10-18

Modalità di visita

  • È obbligatorio firmare il modulo di autocertificazione prima dell’ingresso
  • L’ingresso alla mostra è contingentato e sarà consentito a un massimo di 12 visitatori ogni 40 minuti
  • È obbligatorio indossare la mascherina per tutti i visitatori dai 6 anni in su
  • È necessario mantenere sempre la distanza interpersonale di almeno 1 metro ed evitare assembramenti
  • Si raccomanda di igienizzare le mani con l’apposito gel disinfettante